Penny ha questo lavoro, se lavoro si può chiamare, essendo non retribuito, che adora.
Fa quello che è stato da sempre il suo sogno, poter scrivere, poter far parte di una redazione giornalistica. Quella parola con la G, non vuole pronunciarla, perchè ancora troppo grande e troppo lontana.
Penny non crede nel destino e in tutte quelle teorie per cui la nostra storia è già stata scritta; Penny è pratica e concreta, non crede in ció che non vede, non vuole essere scottata, non vuole essere delusa.
Però, oggi, mentre viaggiava in treno e guardava fuori dal finestrino, mentre la mente saltellava da un pensiero illogico ad un altro, il filo chilometrico dei pensieri è arrivato al giornale, al fatto che all’indomani sarebbe andata in redazione.
E ad un certo punto, mentre la città, dal finestrino, lasciava spazio alla campagna e a lunghe distese di campi di mais, ecco la constatazione più che una vera e propria folgorazione.
Aveva cercato lavoro per mesi, mandando centinaia di curriculum in ogni luogo, a cui quasi nessuno aveva degnato di una risposta, quando un giorno, qualcuno l’aveva chiamata per fissare un colloquio, IL colloquio.
E il giorno dopo, la telefonata tanto attesa, l’avevo presa. Era a bordo!!
E subito non se ne era accorta, non ci aveva fatto caso, presa dall’entusiasmo perchè qualcuno aveva voluto proprio lei, ma stava iniziando l’avventura della sua vita, quella che più di tutte aveva voluto fare.
I pensieri correvano velocemente, Penny pensava al suo futuro, non a quello immediato, ma a quello che sarebbe arrivato, dopo due anni, una volta che, si spera, sarebbe riuscita ad ottenere il tesserino.
Pensava che, probabilmente, non si sarebbe mai arricchita, ammesso che, dopo due anni, avrebbe poi potuto fare realmente quel lavoro.
«Quanta gente ha il tesserino ma è senza lavoro?» pensava.
E ancora: «molti di coloro che fanno quella professione sono invisibili e sfruttati. Cosa dovrei avere io, piú di chi sta arrancando in quel settore? Se sono arrivati dove sono sarà almeno merito, per un po’ del loro talento. Ed io avró quel talento?»
«Perchè devi sempre sminuirti!? ovvio che lo hai anche tu quel talento, magari tu hai qualcosa che non sai di avere, magari tu, sei cosí brava che riuscirai a sfondare».
E allora, mentre il Sole rosso del tramonto, si nascondeva dietro alle case e alle colline, aveva pensato: «e se questo fosse un segno?»
«e se io fossi destinata a fare questo?»